ESPERIENZE: Intervista a Giorgio Valle, Ritorno alla musica e non solo

 


Giorgio Valle (a sinistra) assieme a Mario Borio – Banda L’Azzurra di Celle Enomondo

Nelle prossime righe l’intervista a Giorgio Valle, che con la sua ironia, la sua volontà, la sua carica e soprattutto la sua genuinità ci racconta la sua esperienza da impiantato e il ritorno a quell’obbiettivo, che per troppo tempo è sembrato (ma evidentemente non per lui), definitivamente accantonato: tornare a suonare il Trombone!!!!!!

Abbiamo fatto avere a Giorgio via mail una serie di domande, lasciandogli la massima libertà nel toccare qualsiasi argomento tenesse a condividere. L’esperimento come leggerete è perfettamente riuscito e naturalmente siamo pronti a ricevere altre adesioni da chi di voi sente il bisogno di raccontare una propria esperienza e metterla al servizio degli altri.

Per informazioni ed adesioni scriveteci su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. cercheremo di dare uno spazio a tutti quanti!

 

Intervista e revisione di Davide Bechis (APIC Associazione Portatori Impianto Cocleare)

Buongiorno Giorgio, per cominciare ci racconti brevemente chi sei e come è nata la tua passione per la musica?

Buongiorno a tutti, io sono un vecchietto di 74 anni (classe 1946), mi chiamo Giorgio Valle e sono nato a Chiusano d’Asti, un paesino collinare che conta 230 persone e fa Comune; dista 10 km dal nostro capoluogo e un’ ora da Torino (NDR: al seguente link un breve video aereo del magnifico paese). Sono un “paisan” che parla e pensa in dialetto piemontese.
L’incontro con la musica è stato un po’ tardivo: nel 1975 avevo 29 anni, facevo l’ operaio e, in pausa pranzo, solfeggiavo; inoltre andavo a scuola da privato e dopo qualche mese ho comprato il mio strumento preferito: un trombone a pistoni, strumento che suonava anche mio padre. L’ ho suonato fino al 1992 anno in cui ho comprato e studiato il trombone a tiro che ho suonato fino a due mesi prima dell’ operazione all’ ospedale Martini di Torino dal dottor  Di Lisi il 20 ottobre 2017.
Inoltre suono in due bande musicali: la “G. Cotti” di Asti diretta dal maestro Sandro Satanassi e “L’Azzurra” di Celle Enomondo diretta dal maestro Luigi Nosenzo.

A un certo punto è capitato qualcosa che ti ha precluso questa possibilità, insieme a molte altre in cui il sentire è indispensabile; com’è stata tua reazione? Come ricordi quel periodo?

Per rispondere a questa domanda debbo fare una premessa altrimenti rischio di non essere capito. All’ età di 10 anni ho avuto la mia prima otite e il dottore della mutua, che veniva da un comune limitrofo a piedi, per curarmi ha dato a mia mamma delle  gocce da mettere all’ interno delle orecchie. Io ero un bambino dal carattere ribelle, andavo in slitta giù dalle nostre colline e tornavo a casa fradicio e non ascoltavo mia mamma che mi diceva di andarmi a cambiare.
A 20 anni ho comprato il mio primo apparecchio acustico e le otiti intanto erano all’ ordine del giorno finché, nel 1972, all’ età di 26 anni, mi reco all’ ospedale Martini di Torino, dove il professor Voena mi fa il primo intervento di timpanoplastica all’orecchio sinistro, riuscito perfettamente bene.
Successivamente, lo stesso Professore, mi consiglia di eseguire l’ intervento anche all’ orecchio destro  che si trova in condizioni migliori ma con timpano perforato e io accetto; ma purtroppo insorge un problema più grave e dopo 15 giorni...SORPRESA!!! E’ saltato il nervo acustico, con conseguente sordità irreversibile di quest’ultimo orecchio. Dal 1974 al 2017 non ho subito altri interventi ma ho superato innumerevoli otiti croniche e assunto antibiotici a non finire.
Arriviamo dunque all’ anno  2017 in cui nel mese di settembre, mentre cantavo nel Coro Polifonico Astense (preciso per l’ appunto che oltre alle due bande di cui parlavo precedentemente cantavo anche in due cori, il succitato e il coro Csc ValRilate) ho avuto difficoltà nell’ intonare in quanto sentivo nella mia testa due voci differenti, una più alta e una più bassa, e non riuscivo a capire quella corretta. In quel frangente ne ho la conferma perché il mio compagno tenore primo mi dice “Giorgio, la nota che fai non è giusta!” Il giorno dopo, verso le 16, ero nel cortile di casa con mia moglie Veranna, mia nuora Rossella e la piccola Gemma di alcuni mesi, sono diventato completamente sordo, anche con l’ apparecchio acustico.


Banda musicale G. Cotti” di Asti

Quando ti è stato prospettato l’impianto cocleare, tornare a suonare è stato da subito il tuo obiettivo primario? Quali erano le altre tue priorità?

Il  giorno dopo in cui sono diventato sordo, con mio figlio Emanuele, siamo andati al pronto soccorso all’ ospedale Martini di Torino. Il medico di turno, dopo avermi visitato, mi ha mandato direttamente allo studio del dottor Di Lisi, che, vista la gravità, mi ha visitato all’istante dicendomi “signor Valle, lei è proprio sfortunato, il colesteatoma è entrato nell’ orecchio interno, dobbiamo farle un intervento radicale dal quale uscirà completamente sordo, in più in quella zona ci sono il nervo facciale, le meningi e la zona dell’ equilibrio”. Io sono sbiancato e dopo un paio di secondi mi dice “c’è la possibilità d’ innestare un impianto cocleare con il quale potrà ritornare a sentire!”. Sentendo queste parole di speranza sono rinato e gli ho detto  “dottore sono nelle sue mani” e lui risponde “cercheremo di fare del nostro meglio!”.
Il 20 ottobre del 2017 ho subito l’ operazione della durata di 4 ore e durante la visita di controllo il dottore mi comunica che l’ intervento è andato bene.
Dopo tre mesi dall’ operazione  mi è venuta una bella depressione e ansia che mi ha fatto stare molto male; ho chiamato il dottor Gallino (che pubblicamente ringrazio) e dopo un paio di tentativi trovando la cura giusta, ho potuto riprendere tutte le mie attività: giovedì e venerdì sentire le mie due bande musicali, di giorno andare in palestra due volte alla settimana per restare tonificato (impegno che mantengo da 20 anni come stile di vita), la domenica faccio l’allenatore della squadra di tamburello del Chiusano con cui mi sposto ogni 15 giorni in Veneto, Trentino e Lombardia.


Chiusano Tamburello

Dopo quanto tempo dall’attivazione dell’impianto hai avuto la sensazione di sentire al punto di tornare ad eseguire un pezzo musicale in modo per te accettabile?

Sempre in questo periodo vado a sentire il mio coro Polifonico Astense, mi siedo ed ascolto un brano che avevo fatto almeno 100 volte, non ho sentito una parola di melodia. Il nostro maestro Gianluca Fasano suonava il pianoforte a me sembrava che battesse sui tasti con un martello.
La settimana dopo vado a trovare i miei amici della banda musicale “G. Cotti”, sentivo ancora poco, erano sei mesi che non ci vedevamo; entro nella grande sala  della musica, mi vengono incontro e giù grandi abbracci e saluti. E’ stata per me una festa.
Il maestro che viene da Montevarchi, dopo Firenze, incomincia il brano...Apriti cielo!, a parte non aver capito cosa suonavano, i flauti e i clarinetti sembravano dei tromboni, le trombe delle cornacchie...Sono andato a casa e mi sono detto... eppure io voglio ancora suonare!. Il giorno dopo vado nella mia stanza da studio, prendo il trombone a tiro, a parte che non lo riconoscevo più, incomincio a fare delle note e poi delle scale, non riuscivo a capire, ne incominciavo una, le ultime due o tre note stonate e così via le altre. Ho poi provato a studiare sul metodo e dopo un mese mi presento alla banda musicale Azzurra di Celle Enomondo. Dopo i saluti ci siamo messi a suonare e il mio compagno trombonista mi dice “Sei un po’ basso”. Un giorno partecipo ad un matrimonio ed incontro Giampiero Malfatto, un amico ottimo trombonista, diplomato al conservatorio e gli dico “tu che sei tecnologico mi potresti dire come sento?”; lui prende il suo cellulare e con la sua applicazione musicale e mi dice “io ti canto una nota, tu la ripeti!”. Così per tre volte e mi dice “la fai due tonalità sotto”. Lo ringrazio.
Finalmente ho capito che sento il canto e la musica due tonalità sotto; poi mi dico “Come faccio a suonare con la banda in queste condizioni?”.

14 settembre 2018 (simbolicamente per me l’anno zero)... evviva sta arrivando la luce! Sempre alla banda “G. Cotti” questa sera mi è successa bella, quando ci intoniamo dobbiamo fare il Sib (n.d.r.: la nota si bemole) ed inevitabilmente faccio la nota più bassa, il maestro mi dice “Più in su!”. Io alzo e mi viene il Sib. Prima d’iniziare a suonare dico al mio giovane collega trombonista Jean Paule “io ho l’ accordatore sul cellulare ma è in inglese, io so solo il dialetto piemontese bene, l’italiano poco e l’ inglese zero”. Gli do il mio cellulare, manovra un poco e poi mi dice “ecco in italiano”. Lo ringrazio….SORPRESA!!!!
Provo quello che secondo me era un Sib e mi usciva il Fa che è più basso di come lo sento io con il mio impianto cocleare; dovevo solo più piangere, tutto da rifare, quello che ho fatto in 7 mesi, tutto totalmente inutile. Poi dico da questa sera ho trovato il bandolo della matassa (ir cavion) per suonare in modo corretto con l’intonatore in italiano.
A questo punto debbo prendere il trombone e ogni nota controllarla sull’intonatore del cellulare e che la lancetta sia sempre al centro della lunetta sul verde; il che come la sento io (due tonalità più bassa) debbo alzarla di due toni per suonare assieme al resto della banda.

Da domani inizia una nuova era! In effetti le note che dovrò fare non sono altro che quelle che ho fatto per 45 anni fino a prima dell’impianto cocleare ma che ora il mio cervello non riconosce più. Adesso incomincia la sfida, debbo di nuovo memorizzarle una per una: 2 ottave del pentagramma dal Fa sotto il rigo al Fa sopra il rigo con tutti i toni e i semitoni. Dal bocchino le faccio due toni sopra e dal microfono dell’impianto le sento entrare due tonalità sotto come la banda. Vediamo chi ha la testa più dura!!!! Dal giorno dopo mi sono messo a studiare un ora e mezza tutte le mattine, per memorizzarle e non dimenticarle.

 
Banda musicale L’Azzurra di Celle Enomondo

Raccontaci come ti approcci con i tuoi compagni d’orchestra e come riesci a mantenere la melodia e la tonalità di un brano durante un’ esecuzione

Questa è la domanda più bella, che con gli amici musicisti ho un rapporto straordinario. Per me la musica e suonare il mio strumento preferito è come un innamorato che bacia la sua bella da accarezzare e coccolare.
Il 12 ottobre 2018 vado a fare le prove con la banda musicale “G.Cotti” anche se non riconosco il motivo incomincio a sentire i vari strumenti con dei suoni meno brutti e mi viene più facile stare nel gruppo; questa sera ho fatto ridere i miei compagni; dopo aver suonato un brano e aver scaldato gli strumenti il nostro maestro, persona preparata e cordiale che non si arrabbia quasi mai, di modo che ogni musicista possa suonare senza soggezione ed esprimere le sue capacità in modo sereno; ci fa fare il Sib, uno cresce, l’ altro cala, a seconda dei casi dice “Metti dentro, tira fuori!” (la pompa dello strumento per essere intonati). Noi trombonisti siamo quasi sempre gli ultimi. Arriva il mio turno (dopo che trenta musicisti che fanno il Sib che però sento basso, debbo farlo più alto per essere intonato con loro) faccio il Sib ed il maestro “PERFETTO!”. Mi alzo in piedi e alla Fantozzi dico “Scusi maestro, non l’ ho fatto apposta”  e tutti giù a ridere.
In un’ altra prova avevo una battuta un po’ scabrosa che a prima vista il mio cervello non riusciva a decifrare (solfeggiare con correttezza) per la complessità e la velocità invece di suonarla la masticavo, il maestro che vede e sente tutti mi dice “ma Giorgio quella battuta falla ad orecchio”, gli rispondo “maestro ha proprio trovato la persona giusta!”. Ed i miei compagni giù a ridere facendomi un grande applauso.
Se io riesco a suonare in banda in modo dignitoso lo devo al mio compagno e amico trombonista Mario Borio che da quando sono in banda da impiantato mi ha preso sotto le sue ali nel senso che quando facciamo le prove il maestro si ferma per qualcosa che non va, quando riparte dice il numero di battuta ed io quel numero il 90% delle volte non lo sento e Mario come un fulmine mette il dito sul numero del mio spartito così inizio anch’io altrimenti sarei sempre fermo. In più, non sentendo la melodia che suona la banda, a volte mi capita di essere una battuta in avanti oppure una indietro, allora mi dà uno sguardo o mi tocca che c’è qualcosa che non va, io smetto, e se trovo dei punti di riferimento più avanti riprendo, altrimenti mi fermo. La musica è troppo bella per essere guastata.
Io suono, cerco di fare la mia parte, che però come sapete non capisco cosa suonano...non ci son problemi!. Quando abbiamo finito, chiedo ai miei due compagni che formano con me l’accordo musicale (ad esempio sul pianoforte basta premere tre tasti) com’ era il brano? E loro “Bello...così così”, mi danno il loro parere ed io sono contento.
Allora dico a Mario e Jean Paule “GRAZIE!, per il percorso della mia riabilitazione siete determinanti”. In questa sede voglio ringraziare chi è stato meraviglioso e mi ha fatto sentire un grande calore e precisamente il Maestro  Sandro Satanassi, il capobanda Pier Cesare Lavagnolo, il presidente Romeo Sannazaro e tutti i musicisti della banda “G.Cotti”, il Maestro Luigi Nosenzo e tutti gli amici della banda Azzurra.

Senza dilungarmi come ho fatto per la musica mi pare doveroso dire due parole sull’ altra mia passione, il canto.
Era il mese di luglio 2018, le gemelle Elsa e Gabriella Risso di Asti mi dicono “ perché non proviamo a casa nostra a cantarti le canzoni di quando eravamo giovani; visto che tu non puoi più cantare, così alleniamo il tuo cervello all’ ascolto!”. Dico a loro “ma io ho solo più libero il mercoledì” e loro mi rispondono che va benissimo.
Incominciamo il giorno stabilito e mi fanno trovare una buona meringata ed io gli dico che partiamo col piede giusto. Andiamo nella stanzetta libera,  parlano tra di loro e mi cantano la mia canzone preferita “la tua immagine”. Elsa fa il soprano e Gabriella il contralto. Finito di cantare...MIRACOLO!!!!, l’ ho riconosciuta tutta, ci siamo abbracciati tutti e tre e abbiamo fatto un bel girotondo. Terminata l’emozione mi cantano ancora “Paese mio”, “Semo gente de borgata”, “Le tre campane”, “Le campane del villaggio”. Ed io le ho riconosciute tutte come una volta. Voglio dire ad Elsa e Gabriella che per il mio percorso di riabilitazione siete preziose!
Voglio anche ringraziare il coro C.s.c  Valrilate e il coro Polifonico Astense per la loro vicinanza.

  
Coro CSC Val Rilate (a sinistra) e Coro Astense (a destra)

Un piccolo intermezzo in cui liberiamo definitivamente la creatività di Giorgio nella sua personale (e secondo noi eccezionale) interpretazione riguardo un problema ancora poco conosciuto ma di assoluta attualità:

GLI ACUFENI (storia di dui balengu)

Dal febbraio 2018 al marzo 2019 sono arrivate due “voci” (n.d.r.: gli acufeni, Giorgio è tutto tranne che schizofrenico) a cantare nel mio orecchio canzoni della mia gioventù che in realtà erano soltanto il ritornello ma sempre all’infinito finché non c’era qualcosa che li distraeva; ad esempio chiamavo la mia nipotina “Gemma!” e loro GEMMA, GEMMA, GEMMA… all’ infinito; poi magari ritornavano a cantare un’ altra canzone, sempre all’ infinito. Così da mattino a sera, però erano educati, quando andavo a dormire me ne cantavano ancora una e poi smettevano in modo che io potessi riposare; un mattino mi sveglio, guardo l’ ora, sono le 7.30 (io l’ho pensato in dialetto piemontese perché è la mia lingua madre) e loro… set e mesa, set e mesa... all’ infinito; mi addormento di  nuovo, mi sveglio, guardo l’ ora, erano le 8.30 e loro sempre set e mesa, set e mesa ed io mi sono arrabbiato e gli dico “ma non vedete che sono le 8.30 dui balengu?!” e loro dui balengu, balengu, ecc.. Ad un certo punto uno è diventato rauco e non l’ ho più sentito, l’altro ha ancora cantato un po’ e poi ha smesso; mi sono detto “boh! Sarà morto!”.

Tutto tranquillo passano due mesi, al mattino mi sveglio, sento due voci maschili che mi cantano nell’orecchio: “e’ primavera svegliatevi bambine, alle Cascine, messer aprile fa il rubacuor” ed io “oh giuda purcon, ai sima turna” loro imperturbabili lo cantano all’infinito ma poi sentendoli bene non erano gli stessi di prima perché cantavano meglio e anche intonati, facevano la prima e seconda voce, a volte smettevano di cantare ma immediatamente li sostituiva un soffione, non tanto forte ma continuo perché non ne sentissi la mancanza; poi a loro piacimento iniziavano di nuovo e il soffione smetteva e io ce l’ avevo sempre nel FRAC!!!… però erano ben organizzati. A seconda del brano si adeguavano: avevano bisogno di una voce femminile, ecco nell’ orecchio sinistro una brava cantante, nel destro loro due; un’ altra volta nell’orecchio destro sempre loro due e in quello sinistro una bella voce da basso, ben sincronizzati; un’ altra volta loro cantavano nell’orecchio destro prima e seconda voce e dietro un bel coretto che faceva il controcanto (non so come facessero a starci tutti!) era uno spettacolo e tutto questo fino al momento in cui scrivo.

Riconosco che sono un po’ lungo ma volevo fare una considerazione, sì è vero, le due voci si sono intrufolate nel mio cervello e mi cantano canzoni da mattino a sera; a volte sono fastidiose e anche insopportabili, però penso lo facciano per il mio bene. D’altronde una persona che è abituata a sentire, bene o male, per 70 anni e dalla sera al mattino perde l’udito, si trova inevitabilmente catapultato ad affrontare un silenzio che è impossibile da descrivere; ed ecco che intervengono loro, le due voci, le quali non sapendo (ancora) dell’impianto cocleare, continuano nel loro lavoro “di compagnia”. E’ solo un’ ipotesi... ma addomesticare il proprio nemico può anche aiutare!!!

 

 

Parlando della tua vita di tutti i giorni, sei soddisfatto della tua “rinascita uditiva”?

Per rispondere a questa domanda, Davide, ti racconto con la massima semplicità in modo discontinuo episodi fuori dal tema principale occorsi nei due anni e mezzo dopo. Dopo 15 gg da quest’ ultima, accompagnato dal amico Adriano, sono andato ad Asti a fare il vaccino antimeningite. In quello stesso periodo, per carenza di equilibrio, nel camminare sbandavo in modo abbastanza evidente; un anno dopo ho cominciato a migliorare e adesso vado molto meglio ma non è passato del tutto perché se prendo il decespugliatore e qui è tutta collina, vado in fondo alla valle. La cosa che mi ha fatto stare peggio è stato l’ intontimento che avevo nella testa. Finalmente dopo due anni è cominciato a decrescere ed ho sentito la mia voce dire (per fortuna che avevo l’ impianto cocleare!)... EVVIVA EVVIVA, non sento più l’intontimento, mi sento di nuovo una persona normale.
Sempre dopo l’ operazione sono andato all’ ospedale Martini a fare logopedia dalla dottoressa Rita, tutte le settimane per un anno intero (ringrazio mio cognato Beppe che mi ha sempre portato)  che non perdeva l’ occasione per incoraggiarmi; terminato questo importante impegno a Torino, l’ho continuato e lo faccio tutt’ora a casa quasi tutti i giorni con mia moglie Veranna in modo rustico attingendo all’ enciclopedia Universo che ho in casa.
Quando andavo a fare il mappaggio dalla dottoressa Consolino, mentre ero in attesa del mio turno a volte passava il dottor Di Lisi e se mi vedeva si avvicinava e mi chiedeva “Come andiamo Valle?!”, io gli parlavo delle mie paturnie, lui mi rispondeva in modo appropriato, incoraggiandomi e poi mi diceva “Ci vuole molta pazienza”. Ho poi capito che è il nostro motto. E poi aggiunge “Devi andare in mezzo ai rumori, non isolarti, andare a sentire della musica, il cervello si deve abituare”; e lì c’era anche mia moglie; ho salutato il dottore e le dico “Hai sentito cos’ ha detto?”, e lei “Si che ho sentito” (tra di me mi son detto “Siamo a posto!!!”).
Eravamo nel mese di giugno, da noi su queste colline ci sono tutti i paesini poco distanti l’ uno dall’altro ed io che tra giocare a tamburello, andare a cantare e suonare, fare qualche servizio fotografico di cresime e comunioni nel raggio di 15 km conosco molte persone e poi da giugno a settembre iniziano le feste patronali con le loro sagre e ballo a palchetto. Tutte le settimane ce n’è una che iniziano il venerdì e finiscono il lunedì. Per me ogni occasione che avevo di partecipare a queste feste era una cuccagna; ad un certo punto mia moglie mi dice “Ma vai di nuovo?” ed io le rispondo “Me l’ ha ordinato il dottore!”.
Il problema che quando vado a sentire (si fa per dire!), però mi piace da matti ballare. Una domenica con mia moglie ed altre tre coppie andiamo ad una sagra paesana, terminata la cena, andiamo a vedere ballare. Una signora del nostro gruppo simpatica e brillante con cui c’ incontriamo una volta l’ anno, mi dice “balliamo un valzer Giorgio?”, gli rispondo “Ma no Rita, da quando sono impiantato non ho più ballato, poi sbando ancora e non sento cosa suona l’ orchestra” e lei “Non importa, proviamo”.  Suonano il valzer , saliamo sul ballo e via ma per iniziare ho scalpitato come un cavallo da corsa per trovare il tempo giusto (nel valzer ci sono le pause intermedie ed io no sentendo la melodia cerco di sentire il tempo che dà la batteria e basta). Alla prima pausa che io non ho sentito, lei si ferma di botto ed io tutto sparato BHOMMMMMM!!!, con il mio petto le do una botta sul suo seno che a momenti facciamo un bel capitombolo, che tieni tu che tengo io l’ abbiamo evitato altrimenti non so come andava a finire. Lei non si è scomposta ma quando arrivava una pausa mi avvertiva ed io stavo attento e così, piano piano , siamo riusciti a finire il ballo senza ulteriori danni.
Lo so che sono lungo, ormai questo diario sta diventando un romanzo ed io dico tutto cosa ho da dire. Sempre sul ballo ne voglio ancora raccontare una, alla festa patronale del mio paese, non resistevo più a vedere ballare ed io stare impalato come un salame; ad un certo punto vedo mia cugina, una brava ballerina, leggera da guidare, le dico “Antonella, balliamo questa mazurka?”, “Certo Giorgio, mi fa proprio piacere!”.
Saliamo sulla pista e balliamo, stavo attento alle pause, cercavo di non sbandare troppo e siamo andati bene fino alla fine; lei mi ha fatto i complimenti sapendo delle mie problematiche. Suonano il valzer, iniziamo, ad un certo punto non capivo più niente, da una parte l’orchestra suonava il valzer e dalle mie orecchie i due ospiti mi cantavano ancora la mazurka, ho cercato di resistere, sbagliavo, lei sbagliava con me. Ad un certo punto dico “Antonella, smettiamo”, e lei “Ma non stai bene?”. Ci fermiamo, le spiego l’accaduto. Ci siamo fatti una bella risata e siamo andati a bere un bicchiere tutti e quattro assieme.

 

 

Dopo qualche iniziale scambio di mail, ci siamo finalmente conosciuti circa un anno fa presso il nostro sportello nell’ospedale Molinette, che impressione ti ha fatto l’APIC?

Voglio raccontare della bella mattinata trascorsa alla sede della nostra associazione, venerdì 26 aprile 2019 mi sono presentato all’ingresso di via Genova all’ ospedale “ Molinette” dove ad attendermi c’era la signora Lucia Cutrano ed il signor Davide Bechis. Non li conoscevo, sapevo  soltanto che anche loro erano portatori di impianto cocleare; ho detto loro il motivo per cui ero venuto, che se stavo in mezzo ai miei boschi per tanto che fossero belli, avevo l’esigenza ad incontrarmi con loro per confrontarmi su come sentire meglio la televisione e il telefono perché ero all’ oscuro di tutto. Loro mi hanno parlato della loro esperienza, dato risposte alle mie domande. Abbiamo fatto una cordiale conversazione in cui ho raccontato quanto scritto fin d’ora ovvero il mio percorso musicale caratterizzato dal fatto che io sento la musica due tonalità sotto la norma ma che a me nessuno ha mai saputo spiegare niente. Mi pare che sia Davide sia la signora Lucia siano stati sorpresi di questa cosa (ndr: confermiamo entrambi!) e alla fine della conversazione abbiamo convenuto che siamo stati arricchiti dalle rispettive conoscenze. Cosa ho detto o non ho detto, andando giù dall’ ascensore la signora Lucia mi dice “Mi hai lasciato una carica di positività incredibile”; ci siamo salutati tutti ed ognuno di noi ha ripreso la sua strada. Se vogliamo ancora spingere sull’ acceleratore, il giorno dopo invio due mail per ringraziarli della gradevole e costruttiva mattinata passata con loro che poi mi rispondono e la signora Lucia mi ringrazia nuovamente dicendomi “Grazie a te caro Giorgio per averci trasmesso tanta energia e voglia di migliorarsi all’ ennesima potenza, sei una forza della natura, continua così”. Sono rimasto piacevolmente sorpreso.
All’associazione A.P.I.C e ai suoi dirigenti dico grazie per il percorso della mia riabilitazione mi siete di grande aiuto.

 

Da quello che ci siamo detti fino ad ora traspare che ritieni sia stato fatto un buon lavoro sul tuo orecchio, ci racconti qualcosa sulla tua esperienza con i sanitari?

Dopo 14 mesi dall’ operazione ho portato la TAC al dottor Di Lisi che mi aveva  fatto fare ad Asti per vedere se tutto era rientrato nella norma; la guarda attentamente e mi dice “Tutto bene Valle, è tutto a posto!”.
Ho tirato un grande sospiro di sollievo altrimenti erano gatte da pelare; gli dico “Bravo dottore, vuol dire che quando mi ha operato ha fatto un buon lavoro!”.

Sui mappaggi, sensazioni…..

Siamo in dirittura d’ arrivo e vi voglio parlare dei mappaggi, cerco di riassumere i due anni e ½ di travaglio... è il racconto più difficile da sviluppare. Mi faccio sempre accompagnare da mia moglie Veranna o mio fratello Gino. Del mappaggio si occupano la dottoressa Patrizia Consolino, il tecnico Maria Grazia e la psicologa che affianca le varie attività audiologiche, la Dottoressa Sara Vivaldo, che faccio impazzire per via del mio nervo acustico ribelle.
Come tutti ho iniziato con un primo mappaggio molto basso, dopo tre mesi alla successiva seduta viene alzato il volume e vengono aumentate le stimolazioni a carico del nervo. Tornato a casa, tutto bene nei successivi due giorni, finche ad un certo punto compare un hmmmmm simile ad un soffio continuo, un forte disturbo che fortunatamente diminuisce nel giro di un ora, ma quando si ripresenta compromette la resa sonora dell’impianto, amplificando suoni in modo considerevole e questo per un paio di giorni, poi diminuisce, tutto questo in quanto il nervo acustico si sta riabituando a frequenze che ormai gli apparivano sconosciute e che ora piano piano sta riadattando.
Ed io tra me e me mi dicevo “Al prossimo mappaggio invece di andare avanti vado indietro!”. Invece quella volta che sono andato in palestra ad Asti, faccio gli esercizi posturali da coricato, terminato mi alzo per fare gli attrezzi, come sono in piedi cerco di camminare ma ho incominciato a sbandare sulla destra finendo su un attrezzo, l’istruttore che era lì vicino mi aiuta ad alzarmi e mi fa sedere;  con  la testa un po’ confusa, ero con la mia auto, mi sono detto “Non sono in grado di andare a Chiusano in queste condizioni, allora ho fatto telefonare a mio figlio Cristian che fa il dietista nutrizionista all’ ASL di Asti distante appena 400 m e mi ha portato a casa!”.

Mentre parlo della palestra, così non ci ritorniamo più, ve ne racconto un’ altra : faccio gli esercizi posturali sempre da coricato, mi alzo, ancora inginocchiato di colpo ecco che la testa sulla calotta cranica si mette a friggere come  una fetta di polenta fatta il giorno prima in una padella di olio bollente. Ed io mi dico “E vai avanti con i mappaggi,”
Altre regolazioni concordate, arriva il mio turno, la dottoressa Maria Grazia  mi fa la prova dei suoni, poi mi dice delle parole se le sento bene “tutto a posto!”.
Andiamo nello studio della dottoressa Consolino e la Dottoressa  Sara Vivaldo, mi fanno il mappaggio che poi lo dividono in tre programmi. Terminato gli racconto la storia del mio problema musicale che però dopo sette mesi di prove e controprove, con un colpo di fortuna  ho risolto. Si sono guardate in viso tutte e tre, non sapevano più cosa dire (ndr: dicasi anche “far cadere la mascella”). Dopo un attimo la dottoressa Maria Grazia mi dice “Ha compiuto un’ impresa titanica!” e non nego che mi ha fatto piacere.
Ritorno a casa, dopo una settimana di prove in diverse situazioni di rumori  e suoni mi sono detto “EVVIVA, HO MESSO LA TESTA FUORI DALL’ ACQUA!”.
Alle dottoresse dico “Grazie per la pazienza e competenza, siete insostituibili”.


Banda musicale L’Azzurra di Celle Enomondo

 E adesso in conclusione, qualcosa di indimenticabile:

Per sintetizzare questi racconti, sfogliando i miei diari giornalieri, leggo testualmente lunedì 9 ottobre 2017, undici giorni prima dell’ intervento: “Questa mattina mi sono alzato scoraggiato, uscirò dall’ operazione completamente sordo, nell’ attesa che l’ impianto cocleare vada in funzione; comunque vadano le cose ho trascorso una vita meravigliosa e se le cose gireranno bene la continuerò”. E’ così è stato.
Mentre facevo queste cose studiavo musica.
Per finire ho il piacere di parlarvi del mio concerto più importante da trapiantato sempre senza sentire la melodia.
Asti, Collegiata di San Secondo, banda musicale “G.Cotti” Corale di San Secondo. Messa brevis di Jacob De Haan, uno dei più importanti compositori contemporanei per banda, venuto direttamente dall’ Olanda per dirigere questa Messa. E’ stata una mattinata fantastica che lascerà il segno nei presenti, i musicisti, i cantori, il maestro ed i numerosi fedeli che hanno riempito la collegiata, non per ultimi i sacerdoti e le autorità presenti. Eravamo tutti carichi, alla direzione il compositore stesso, molto determinato e nello tempo sereno, cantava anche lui con i coristi con il sorriso sulle labbra che ispirava fiducia e dava sicurezza a tutti noi. Anch’ io ho suonato tranquillo, ero preparato, cercando di contare bene le battute d’ aspetto per entrare nel momento giusto, senza incertezze, seguendo bene il gesto del direttore e delle percussioni che mi danno il tempo. Avevo vicino il nostro capobanda che mi faceva assenso che andavo bene e questo mi dava fiducia. Sono stato molto soddisfatto e divertito. A fine funzione i fedeli non smettevano più di battere le mani, è stato molto bello, ero emozionato. Suonare in una formazione così prestigiosa è stato un desiderio realizzato, ero felice!. 
Il giorno dopo, ancora tutti euforici per la bella prova di ieri, alcuni inviano delle foto su whatsapp molto belle ed io gli scrivo “grazie delle foto, sono un bel ricordo che metterò nella mia raccolta fotografica della fantastica mattinata di ieri, un grazie a tutti voi e al nostro maestro Sandro Satanassi, mi avete permesso di suonare in questa meravigliosa orchestra nonostante le mie problematiche, il sostegno che mi date durante le prove, un innamorato della musica”.
Mi risponde Massimo Ferraris: “grazie Giorgio, sei un grande esempio di passione per la musica e di ferrei valori per tutti noi”; mi scrive il nostro maestro “Siamo noi che dobbiamo ringraziare te per l’ esempio di passione, abnegazione e attaccamento che dimostri verso la banda e per tutte le note che ci regali, grazie!”; mi scrive Marisa Roggero: “carissimo Giorgio, sei una persona strepitosa perché i con i tuoi problemi non hai mai perso il tuo sorriso e tanta voglia di suonare, un grande abbraccio da Marisa e Gino Ferraris”; io rispondo: “Siete troppo buoni nei miei confronti, con le vostre parole mi commuovete e vi ringrazio di vero affetto, lo dovrei fare ad ognuno di voi ma non potendo diciamo EVVIVA  LA MUSICA... per me i complimenti che mi hanno fatto i miei colleghi musicisti è tutto oro colato a conferma che la nuova strada intrapresa è quella giusta.

 
Banda musicale G. Cotti” di Asti

Consiglieresti l’impianto cocleare a chi sta attraversando ora quello che hai già vissuto?

Se non mi avessero fatto questo impianto cocleare non avrei potuto raccontare questa storia e non voglio nemmeno immaginare cosa ne sarebbe stato di me, benedetto chi l’ ha inventato e chirurghi che li eseguono. Rispetto alla domanda in cui mi chiedi se consiglierei l’intervento ad altri purtroppo non posso rispondere perché non ho l’esperienza di una persona in salute che decide di fare questo intervento.


Banda musicale L’Azzurra di Celle Enomondo

Conclusione:

I primi giorni di dicembre 2017, un mese e mezzo dopo l’intervento, vado a dormire, verso mezzanotte mi viene un rumore nell’ orecchio sinistro, poi inizia ad aumentare: un rumore assordante che mi spaccava le orecchie; mi sono spaventato, poi mi sono detto “speriamo che non duri tanto”, mi faceva impazzire, non volevo svegliare mia moglie, tanto non mi risolveva il problema. Erano le quattro, sempre uguale; mi sono detto “Se non crepo adesso, non crepo mai più... Giorgio adesso hai poco da fare lo spiritoso...o che trovi il sistema di uscirne o sei fritto!...calma non pensare a niente...cerca di rilassarti e non farti prendere dai nervi”. Ci sono riuscito abbastanza bene, però la testa non riuscivo a comandarla ed i pensieri volavano. Mi son detto “ma guarda cosa mi deve succedere - a son ciorgn paid in tupen e debbo sentire dei rumori così frastornanti”. Nello stesso tempo ero impotente, nessuno mi poteva aiutare, solo io con me stesso, non sapevo quando potesse finire, un’ ora, un giorno o non so quanto . Arrivano le sei del mattino, cercavo di non perdere la calma ma ad un certo punto, le gambe si sono messe a tremare, sbattevano una contro l’altra… TA- TA-TA- TA-TA… velocissimo. Mi son detto “Speriamo che il cuore tenga altrimenti sono dolori”. E’ stato il momento più brutto della mia bella vita trascorsa. Ad un certo punto mia moglie, ignara di tutto, si sveglia e mi dice “Che cos’ hai che tremi come una foglia?!”. Io però non sentivo, perché non avevo l’ impianto innestato, come attivo il processore APRITI CIELO, il rumore si alzava ancora di più. Mi sono detto “Siamo a posto!”.  Il problema è che avevo paura che si spaccasse il nervo acustico per giunta sgangherato e non avevo più quello di riserva; verso le 7 del mattino il rumore ha iniziato a decrescere ed è rimasto soltanto un soffio normale. Mi son detto “Dio sia lodato, è passato!”. Mi alzo, faccio le mie cose, poi verso le 14 vado a giocare con la mia nipotina che abita di fronte a me; dopo un’ ora mi arriva di nuovo quel rumore che mi spaccava le orecchie come la notte appena trascorsa; mi son detto “Ai sima turna!”, con l’ aggiunta dell’ impianto che li amplificava ancora di più ma se staccavo, non sentivo più i familiari parlare, potevo solo andare a dormire. Ho cercato di resistere e mia nuora Rossella, persona molto sensibile, che mi ha aiutato molto oltre al resto della famiglia cercava d’ incoraggiarmi e mi diceva “Giorgio, devi dirti...Sono forte, sono forte, ce la faccio!!” e poi ancora “Pensa che questa primavera devi portare Gemma sulla carrozzina”.
Tutto questo fino alle 21 di sera, sei ore di fila, come la notte passata.
Ho tirato un sospiro di sollievo; a tarda sera vado a dormire con la paura che potesse di nuovo ritornare, mi sveglio verso le tre, poi le cinque. Mi son detto “andiamo bene!”...Non l’ avessi mai più detto. Arrivano le sette... HOUUUUUUUUU...alè, siamo a posto! Però sono stato fortunato, d’intensità era  di una tacca in meno, invece di durare sei ore è soltanto durato cinque...ma non ve le racconto più!!!.

Un cordiale saluto a tutti voi che condividete con me questa esperienza da impiantati, vi auguro tanta gioia e serenità.
Il vostro paisan Giorgio  Valle ah... dimenticavo, ho i saluti da farvi dei miei due ospiti!